Mirco Marino
← exhibitions

Building the Being

Galleria Frittelli Rizzo, Viale Stelvio 66, Milano 20–24 aprile 2026 Simone Brambilla, Giovanni Tronfi, Valentina Achilli,
Chiara Ventura, Mert Micik
Curated by Mirco Marino e Emma Pasqualino di Marineo

La mostra si configura come un organismo in divenire, che prende forma attraverso una struttura temporale e percettiva. Cinque artisti, cinque sensi, cinque giorni: ogni giornata introduce un nuovo elemento che si aggiunge ai precedenti, modificando l'assetto dello spazio e ridefinendo l'esperienza complessiva. L'allestimento non è dato una volta per tutte, ma si trasforma quotidianamente, reagendo alle presenze, alle interazioni e al contesto che è di volta in volta ridefinito.

Simone Brambilla
Mattina, 2026. Ottone, argento, pigmenti; cm h. 0,4 × 8 × 1,4.

Simone Brambilla rivela un autoritratto come condizione di albedo, in uno stato di coscienza sospesa poco prima del risveglio. Mattina è un'opera composta da due lenti a contatto in ottone e argento all'interno delle quali si posano due piccoli cumuli di pigmenti in polvere, l'uno più scuro dell'altro. L'opera sintetizza un attimo all'interno del tempo allungato del quotidiano. Sceglie un momento esatto per diventare immagine. Nel paesaggio immaginario del dormiveglia, la luce del sole si posa su un occhio, e ne irradia l'iride. Sull'altro è ancora impresso l'argento della notte e resta in attesa di un cambio di stato imminente, eppure lontano. Simone Brambilla guarda all'opera come immagine, sulla soglia tra un tempo della fotografia e uno della scultura, su cui si trattiene, anche solo un secondo, come lo sguardo dietro a delle lenti a contatto.

Giovanni Tronfi
Senza titolo (Moltiplicatore), 2026. Ferro, specchio, riso, calza sintetica, incenso; cm h. 30 × 21 × 200.

Il lavoro di Giovanni Tronfi si configura come un dispositivo percettivo straniante. Invisibile ma presente, si manifesta attraverso l'odore dell'incenso che invade lo spazio, in un inganno che rende percepibile ciò che sfugge alla vista. Un parallelepipedo specchiante si confonde con lo spazio circostante, sviluppandone una propria immagine attraverso poche linee metalliche. All'interno del parallelepipedo, una serie di incensi accesi sostenuti da una base di riso, si moltiplicano in un corridoio infinito. Ciò che è negato alla vista è rivendicato in una nuova forma, atmosferica e olfattiva, ridefinendo la dinamica di assenza-presenza della scultura per sublimarsi in un'iconografia minimalista e spirituale.

Valentina Achilli
Vagues, 2019. Libro d'artista di 69 fotografie, stampa digitale su carta da incisione calcografica; cm 15 × 10.

Vagues di Valentina Achilli è un libro d'artista in cui ogni immagine testimonia di un cambio di stato in atto. Il libro stesso non ha una forma fissa: le pagine, non rilegate, possono rimescolarsi e confermare o spezzare un ritmo ondoso e instabile. Il ciclo fotografico è ispirato a forme dinamiche naturali mai definitive, come piante acquatiche che riemergono aprendosi all'alba, e tornano a chiudersi al tramonto sotto la superficie, dondolate dal movimento sottile della corrente. Il corpo dell'artista sorge da un cumulo di tessuto bianco e si vede instabile in poche immagini, per tornare infine, scatto dopo scatto, a essere riassorbito sotto il velo. Il ritmo della serie coincide con una graduale variazione atmosferica, in cui apparizione e scomparsa non si oppongono, ma si sincronizzano come momenti di uno stesso processo naturale.

Chiara Ventura
Mi chiamo fuori, 2020. Video (colore, suono); durata: 5'03''.

Mi chiamo fuori è Chiara Ventura che mangia una lingua di manzo bollita mentre nomina e mastica nomi di donne vittime di femminicidio nel corso di un anno in Italia. Il video mostra un primissimo piano della bocca dell'artista sovrapposto in trasparenza al piatto che ha davanti. Così che corpo e carne possano darsi nello stesso momento e farsi immagine di un gesto. La performance è un intervento politico ed empatico, uno sforzo nel pronunciare qualcosa di difficile eppure necessario. In questa dinamica tra pena e dovere, la distanza che divide il sé dall'altro è riempita da un'attestazione di presenza. Quella di Chiara Ventura è un'attitudine al presente, a essere esattamente dove si è, accorciando di volta in volta quella distanza tra il nostro mondo e quello degli altri. I nomi elencati in una voce distorta, tra un taglio sulla carne e un morso, compongono una poesia indedicabile.

Mert Micik
After Image, 2026. Lastre di metallo, eccitatori di superficie, amplificatore.

Mert Micik presenta una performance sonora che si attiva anche in assenza dell'artista, nella creazione di un dialogo sempre inedito e rinnovato. Un corridoio creato da due entità: due lastre metalliche, una dalla superficie grezza e una liscia, funzionano come casse armoniche che permettono al suono di generarsi e propagarsi. L'una è corpo, l'altra è memoria. Dove la prima fa esperienza dell'evento, la seconda lo filtra, lo rielabora e lo ritrasmette, in un flusso continuo. Ciò che il corpo riceve dalla memoria si manifesta come stimolo di riflesso, e proprio per questo assume caratteristiche rinnovate. L'intervento di Micik formalizza una tensione psicosomatica, in cui corpo e mente sono destinati a essere l'uno l'eco dell'altro. Il dialogo tra le due lastre metalliche si costruisce nella distanza che le separa, dove ogni suono è già un'eco, una riemersione.

photo credits
Courtesy gli artisti.